Esiste un errore che viene ripetuto quasi automaticamente. Quando si parla dell’accordo tra Unione Europea e Mercosur, il discorso è sempre lo stesso: le imprese europee – e italiane – avranno un’enorme opportunità in Brasile. Ed è vero. Ma la domanda che quasi nessuno si sta ponendo in Brasile è un’altra: e le aziende brasiliane?
Il Brasile ha più di 213 milioni di abitanti, un mercato interno gigantesco, domanda di tecnologia, infrastrutture e prodotti a maggiore valore aggiunto. L’Unione Europea è già oggi il secondo partner commerciale del Brasile, con un flusso bilaterale superiore a 90 miliardi di euro all’anno, secondo i dati della Commissione Europea.
L’accordo apre una strada a doppio senso. Crea una delle più grandi aree di libero scambio del mondo, con oltre 700 milioni di consumatori e circa il 20% del PIL globale.
In altre parole: non è soltanto l’Europa che entra in Brasile. È il Brasile che entra in Europa. E, in questo contesto, l’Italia occupa una posizione privilegiata.
L’Italia importa più di 600 miliardi di euro all’anno in beni e servizi. È un’economia industriale, aperta e fortemente dipendente dalle catene globali.
Quali prodotti brasiliani hanno maggiore potenziale in Italia e in Europa
Con la progressiva riduzione delle tariffe prevista dall’accordo, alcuni settori brasiliani ottengono un vantaggio competitivo immediato.
1. Il primo è l’agroalimentare ad alto valore aggiunto.
Non parliamo soltanto di commodities, ma di prodotti trasformati: caffè premium, cacao, cioccolato, vino brasiliano, carne di alta qualità e prodotti biologici. Oggi molti di questi articoli affrontano tariffe che possono arrivare al 20% o più. Con l’accordo, gran parte di queste barriere sarà eliminata o ridotta gradualmente.
2. Il secondo è il settore cosmetico e beauty.
Il Brasile è uno dei più grandi mercati mondiali in questo segmento, con aziende altamente sviluppate nei prodotti naturali, nella sostenibilità e nell’innovazione. Questo posizionamento dialoga direttamente con il consumatore europeo.
3. Il terzo è il design e l’arredamento.
Qui esiste una convergenza naturale con l’Italia. Il Brasile esporta già design, ma ancora in modo limitato. Con meno barriere tariffarie e maggiore accesso ai canali di distribuzione, questo settore può crescere significativamente.
4. Il quarto è il settore calzature e moda.
Oggi il Brasile esporta già verso l’Europa, ma affronta tariffe rilevanti. La riduzione di queste tariffe aumenta la competitività in un mercato altamente sensibile al prezzo e alla differenziazione.
5. E c’è un quinto settore spesso ignorato: tecnologia e servizi.
L’accordo facilita l’accesso ai mercati per servizi, proprietà intellettuale e investimenti, aprendo spazio alle aziende brasiliane di tecnologia, fintech e soluzioni digitali.
Cosa cambia nella pratica: tariffe, regole e accesso
L’accordo prevede l’eliminazione delle tariffe su circa il 90% dei prodotti commercializzati tra i due blocchi nel corso del tempo. In pratica, questo significa tre cambiamenti fondamentali:
– Il primo è il prezzo. I prodotti brasiliani entrano in Europa in modo più competitivo.
– Il secondo è la prevedibilità normativa. Le imprese iniziano a operare con regole più chiare, specialmente in aree come proprietà intellettuale, standard sanitari e certificazioni.
– Il terzo è l’accesso agli appalti pubblici. Le aziende brasiliane potranno concorrere per contratti in Europa, cosa oggi estremamente limitata.
Ma esiste un punto critico che molte aziende ignorano: accesso non significa ingresso automatico. L’Unione Europea continua a essere uno dei mercati più esigenti del mondo.
Come le aziende brasiliane devono prepararsi
È qui che la maggior parte fallisce. Non basta avere un buon prodotto, bisogna adattarsi.
La regolamentazione europea richiede certificazioni specifiche, tracciabilità, standard ambientali e un adeguamento completo al consumatore locale. Nel settore alimentare, per esempio, le norme sanitarie sono estremamente rigorose. Nel settore industriale, i requisiti tecnici e di sicurezza sono elevati.
Inoltre, c’è un fattore di posizionamento. Le aziende brasiliane che entrano in Europa competendo soltanto sul prezzo tendono a perdere. Quelle che entrano con narrativa, marchio e differenziazione vincono.
Il vero gioco: l’internazionalizzazione brasiliana
Storicamente il Brasile esporta meno di quanto potrebbe rispetto alla dimensione della sua economia. L’accordo UE–Mercosur cambia questo scenario. Crea un incentivo strutturale affinché le aziende brasiliane facciano ciò che ancora fanno poco: internazionalizzarsi in modo consistente.
E, in questo movimento, l’Italia può essere la porta d’ingresso ideale. Per la dimensione del mercato, certo, ma anche per la vicinanza culturale, l’apertura verso nuovi prodotti e il suo posizionamento all’interno dell’Europa.
Alla fine, la domanda non è se l’Europa avrà opportunità in Brasile. La vera domanda è un’altra: quante aziende brasiliane sono pronte a cogliere l’Europa? Perché, questa volta, il gioco è quello dell’espansione. E chi lo capisce per primo, arriva prima.
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