Brasiliani, siete pronti per il vino italiano?

Per anni, quando si parlava di vino italiano fuori dall’Europa, i mercati prioritari sembravano ovvi: Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Canada, Svizzera e, più recentemente, Asia. Il Brasile appariva come un mercato promettente, ma quasi sempre secondario. Questo scenario potrebbe cambiare. E, in questa nuova mappa, il Brasile sta salendo di posizione.

La combinazione tra l’avanzamento dell’accordo tra Unione Europea e Mercosur, il rallentamento economico cinese, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e le nuove barriere commerciali nei mercati tradizionali sta portando molte cantine italiane a rivedere le proprie priorità di esportazione.

Non a caso, durante l’ultima edizione di Vinitaly, una delle più grandi fiere del vino al mondo, tenutasi a Verona, il Brasile è stato citato ripetutamente come mercato strategico da produttori, importatori e operatori del settore.

Cosa sta succedendo al vino italiano

L’Italia è il maggiore esportatore mondiale di vino in termini di volume e il settore rappresenta miliardi di euro all’anno, coinvolgendo migliaia di produttori, cooperative e marchi familiari.

Gli Stati Uniti, storicamente mercato centrale per le etichette italiane, convivono oggi con una maggiore imprevedibilità tariffaria e pressioni inflazionistiche. La Cina ha rallentato il consumo premium. In diversi mercati maturi, la crescita ha perso velocità.

Quando questo accade, i produttori cercano mercati grandi, giovani e in espansione. Con oltre 200 milioni di abitanti, una vasta classe media, crescente interesse per la gastronomia, il turismo enologico e i prodotti premium (oltre a una forte connessione culturale con l’Italia), il Brasile possiede esattamente queste caratteristiche.

Il consumo di vino in Brasile è ancora basso se confrontato con l’Europa. In molti paesi europei, il vino fa parte della quotidianità da secoli, mentre in Brasile sta ancora crescendo come abitudine.

Per questo c’è ancora moltissimo spazio per educare i consumatori, per la premiumizzazione, per nuove regioni italiane ancora poco conosciute, per vendite online e servizi in abbonamento, oltre che per permettere alle reti retail di sofisticare la propria offerta.

Oggi gran parte dei consumatori brasiliani conosce nomi classici come Toscana, Piemonte, Chianti, Prosecco e Brunello. Ma l’Italia offre molto di più: Friuli, Marche, Abruzzo, Puglia, Umbria, Etna, Franciacorta, Trentino, Liguria, Basilicata e decine di denominazioni ancora poco esplorate in Brasile.

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Chi può guadagnare in Brasile con questa nuova ondata?

Ci guadagnano gli importatori che costruiranno portafogli intelligenti. Ci guadagnano i distributori regionali. Ci guadagnano gli operatori logistici specializzati nel beverage. Ci guadagnano supermercati ed empori premium. Ci guadagnano i ristoranti italiani e contemporanei. Ci guadagnano sommelier, scuole di vino e consulenti. Ci guadagnano studi legali e contabili che struttureranno operazioni di importazione. Ci guadagnano marketplace ed e-commerce specializzati. Ci guadagnano broker commerciali che collegheranno domanda e offerta.

Quando una filiera cresce, trascina con sé molte altre.

L’effetto pratico dell’accordo UE–Mercosur, se implementato integralmente, sarà quello di ridurre le tariffe e semplificare i flussi commerciali nel tempo. Questo non significa vino economico immediatamente sugli scaffali il giorno dopo, ma più prevedibilità regolatoria, riduzione dei costi di ingresso, maggiore concorrenza tra importatori, più accesso a etichette medie e premium e, nel lungo periodo, una pressione positiva sui prezzi relativi.

Ma non è tutto rose e fiori. Il mercato brasiliano deve maturare perché esistono ancora una fiscalità complessa, costi logistici elevati, burocrazia, margini stretti e la necessità di educare il consumatore, fattori che limitano l’espansione.

Per questo, non vincerà semplicemente chi importerà di più. Vincere sarà importare meglio: con una selezione corretta, una narrativa forte e una preparazione commerciale adeguata.

Ora molti vini italiani potrebbero arrivare in Brasile per scoprire i brasiliani, e questo apre una finestra rara. Per le cantine italiane significa accesso a un mercato gigantesco. Per i brasiliani significa accesso a business, lavoro, sofisticazione e crescita. Quindi, cari brasiliani, siete pronti per il vino italiano?

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