Questa settimana inizia un capitolo che, fino a poco tempo fa, sembrava improbabile: il Brasile arriva a Milano-Cortina 2026 (6–22 febbraio) con la più grande delegazione della sua storia ai Giochi Olimpici Invernali: 14 atleti distribuiti tra discipline della neve e del ghiaccio. È un fatto storico per la dimensione della squadra, ma anche perché, questa volta, il Brasile non andrà solo “a partecipare”: arriva con atleti che hanno già ottenuto risultati di altissimo livello nel circuito internazionale e che si presentano con una reale ambizione di avvicinare il Paese a una medaglia inedita.
I nomi che guidano questa narrativa sono molto chiari. Nello skeleton, Nicole Silveira arriva con credenziali fortissime: il COB sottolinea che è stata 4ª ai Mondiali del 2025 (miglior risultato brasiliano nella storia dei Mondiali degli sport olimpici invernali) e ha già conquistato podi in tappe di Coppa del Mondo, qualcosa che cambia completamente il “tetto delle aspettative” del Brasile sul ghiaccio. Nello sci alpino, Lucas Pinheiro Braathen è diventato il simbolo di questa nuova fase: ha conquistato la prima vittoria del Brasile in una prova della Coppa del Mondo di sci alpino (Levi, novembre 2025), un risultato che porta il Paese a un altro livello di visibilità e competitività sulla neve.
E la squadra non si ferma qui. Secondo la lista dei qualificati, il Brasile gareggerà nello sci alpino (con Lucas, Giovanni Ongaro, Christian Oliveira e Alice Padilha), nello sci di fondo (con Manex Silva, Bruna Moura ed Eduarda Ribera) e nello snowboard halfpipe (con Pat Burgener e Augustinho Teixeira). Sul ghiaccio, oltre a Nicole, il bobsleigh vedrà protagonisti Edson Bindilatti (alla sua sesta Olimpiade) insieme ai compagni Davidson de Souza (Boka), Luís Bacca, Rafael Souza e Gustavo Ferreira.
“Ma abbiamo già visto qualcosa di simile in passato?” Sì, e vale la pena fare un paragone culturale: la Giamaica, Paese tropicale come il Brasile, divenne un simbolo pop dell’improbabile quando debuttò nel bobsleigh a Calgary 1988, storia resa immortale dal film “Cool Runnings”. È il tipo di precedente che aiuta il pubblico a capire come Paesi senza inverno possano entrare in gioco attraverso strategia, diaspora sportiva, strutture internazionali e lunghi cicli di sviluppo. La differenza, oggi, è che il Brasile arriva con una delegazione record e con atleti già tra i migliori al mondo nelle rispettive discipline, qualcosa che aumenta naturalmente le aspettative del pubblico e dei media sul risultato, non soltanto sulla “rappresentanza”.
Da qui vale la pena ampliare il radar: questo movimento olimpico è la vetrina di un fenomeno più ampio. In Brasile, lo sport ha smesso di essere soltanto intrattenimento ed è diventato economia del benessere. Il governo brasiliano segnala che il settore sportivo ha movimentato R$ 183,4 miliardi nel 2023, equivalenti all’1,69% del PIL, e il rapporto parla anche di 3,3 milioni di posti di lavoro diretti e indiretti, numeri che aiutano a capire perché oggi il “wellness” sia un tema di business, innovazione e politica pubblica.
Quando osserviamo nello specifico il fitness e gli stili di vita, il salto è evidente: i dati del Panorama Setorial Fitness Brasil 2024 (EY/Fitness Brasil), ripresi dalla stampa economica, indicano che il numero di palestre è passato da circa 30 mila a 57 mila in cinque anni e che il fatturato annuo del settore sarebbe salito da R$ 11,8 miliardi a R$ 17 miliardi nello stesso periodo. A questo si aggiunge una tendenza globale: il rapporto della Health & Fitness Association (HFA) evidenzia una crescita record e aspettative di continuità, con operatori che prevedono ulteriore espansione dei ricavi, uno scenario che favorisce investimenti in attrezzature, servizi, software e corporate wellbeing.
🇮🇹 E dove entrano le aziende italiane in tutto questo? In un mercato che cresce, si professionalizza e si digitalizza, l’Italia ha un vantaggio naturale: marchio, design, ingegneria, salute ed “esperienza premium”. C’è spazio per attrezzature e soluzioni per palestre e condomini, hotel e wellness real estate, fisioterapia e riabilitazione, wearable e IoT, nutrizione funzionale, oltre a progetti di design (dallo spazio al prodotto) e servizi B2B per reti in espansione. Questo è un tipo di internazionalizzazione in cui molte PMI e scaleup italiane riescono a entrare con un posizionamento chiaro: tecnologia applicata al corpo, alla prevenzione e alla performance.
Due casi illustrano bene questo incontro Italia–Brasile. Il primo è Technogym, che da anni lavora sul mercato brasiliano con presenza fisica ed esperienza di marca, inclusi showroom/boutique (per esempio a Rio de Janeiro) e una strategia allineata al discorso globale del “wellness”. Il secondo è il percorso inverso: la brasiliana Gympass, oggi Wellhub, che si è riposizionata come piattaforma di benessere aziendale (fitness, mindfulness, terapia, sonno e nutrizione) e opera anche in Italia, con una rete di partner e pagine locali, un segnale forte di come il “corporate wellness” sia diventato un prodotto esportabile dal Brasile all’Europa.
Alla fine, Milano-Cortina 2026 è una vetrina di reputazione, disciplina e investimenti di lungo periodo. Ed è anche un promemoria del fatto che lo sport, oggi, è una delle industrie più interessanti del Paese per chi pensa a innovazione, consumo e internazionalizzazione, soprattutto nel rapporto Italia–Brasile.
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